Spetta al presidente brasiliano la decisione sull’estradizione dell’italiano. Tra i favorevoli una maggioranza di destra, tra i contrari i fondatori del partito dei lavoratori.
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Tarso Genro, il ministro che ha concesso l’asilo a Cesare Battisti, deve lasciare il governo di Lula nella prima quindicina di febbraio. Avrebbe così la difesa di Battisti perso forza?
Da novembre, sappiamo che tocca a Lula – lider sindacalista storico, ex-prigionieri della dittatura militare brasiliana – mettere il punto finale alla storia di latitanza e persecuzione che si stende da anni e è già passata per la Francia, il Messico e chissà più dove l’ex-militante dei Proletari Armati per il Comunismo è passato. Ma, come si porterà il presidente brasiliano in questa situazione?
Diverso di quello che pensa il mondo sul Lula, del suo passato politico alla sinistra, poco rimane adesso. Già nella sua prima vittoria elettorale, nel 2002, il suo discorso era troppo diverso di quello che aveva nel 1989 – quando la Rede Globo, più grande emisora del paese, gli ha sabotato nel dibattito televisivo.
Ci sono quelli che dicono: Lula è il migliore rappresentante della elite oligarchica brasiliana, ha in mano i voti dei poveri e esplorati, ma sa troppo bene come attendere dei banchieri, investitori e la gente del agro business.
I fatti
“Non è mai stata un’ipotese di disaccordo del Presidente della Repubblica davanti a una decisione di questo tribunale nei suoi 200 anni di storia”, ha detto la giudice del Tribunale Federale Supremo del Brasile Ellen Gracie. La dichiarazione è venuta nel 18 novembre, giorno in cui il tribunale ha fatto due sezione sul caso Battisti.
Nella prima sezione, Ellen Gracie e altri quattro magistrati votarono a favore della estradizione del italiano e hanno vinto la votazione. Nella seconda sezione, Gracie e altri tre magistrati hanno affermato che la parola finale sull’estradizione non spetta a Lula. Ma questa volta hanno perso. Per la prima volta il tribunale ha dibattito sull’incumbenze del presidente.
Anche se il capo brasiliano abbia detto che il rispetto alla decisione della corte si farebbe necessario, è conosciuta la sua posizione contro l’estradizione di Battisti. Ma giusto la necessità di mantenere l'imagine di uomo ragionevole che si è creato negli ultimi otto anni di presidenza (in sostituzione a quella da lider di sciopero) può fare Lula seguire la decisione dei giudice.
Inoltre, la divisione della opinione dei magistrati e della società brasiliana fa vedere che Lula ha una difficile decisione da prendere. Mo lui non potrà far piacere a tutti quanti.
Storia
Ex-integrante del PC brasiliano, detenuto politico e torturato durante la ditatura, il magistrato Eros Grau considerò politica la richiesta italiana e ha votato contro l’estradizione di Battisti e a favore di sottopore la decisione del tribunale all’esecutivo.
Indicato alla corte dal governo di Lula (Partido dos Trabalhadores, “Partito dei Lavoratori”), Grau esplica che il trattato di estradizione fermato tra Brasile e Italia “dice che il presidente è o non è obbligato ad accettare la decisione del Tribunale Supremo, senza che questa situazione decisione sfide il tribunale”.
Per sua volta, il presidente della Corte, Gilmar Mendes – riconosciuto impresario, indicato alla corte dal governo di Fernando Henrique (partito della sociale democrazia brasiliana, predecessore di Lula) - ha dato il voto decisivo per la estradizione (spareggiando la votazione per 4x4) e ha affermato que Lula non può divergere. “Il Supremo si occupa con un tema come questo e dopo appare altra decisione: non, stavamo soltanto a giocare”, ha detto con ironia.
sexta-feira, 29 de janeiro de 2010
Caso Battisti confronta passato e presente di Lula
Postado por
Fabio Brandt
às
15:53
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