terça-feira, 10 de fevereiro de 2009

Parentesi sul caso Battisti

Finalmente si è fatto l’amichevole tra le nazionale brasiliane e italiane, muore la protagonista del vero Grande Fratello e un sciopero minaccia i canali di Berlusconi. Ma uno dei scrittori pubblicati da Einaudi (proprietà di Mondadori,dunque anche del cavaliere) continua nella scena internazionale: Cesare Battisti, omonimo del anche scrittore, politico e fuggitivo trentino, è rifugiato politico in Brasile e il Tribunale Supremo di questo paese darà il suo parere definitivo soltanto a marzo.

Dopo che il ministro della giustizia brasiliana ha concesso lo status de rifugiato politico a Cesare Battisti, il procuratore generale della repubblica ha suggerito al Tribunale Superiore Federale del Brasile la chiusura del processo. L’Italia ha provato un ricorso nella giustizia brasiliana per l’anulare lo status di rifugiato a Battisti – quello che permetterà a lui di vivere libre, caso il Supremo Tribunale non conceda l’estradizione – ma non ha avuto successo.

E tutto questo perché?
Anche se il Battisti di Trentino fosse stato marxista e avesse preso parte nella lotta armata per l’autonomia della sua regione contro l’Impero Austro-ungarico, le coincidenze tra di lui e il ex-integrate dei Proletari Armati per il Comunismo finiscono subito. Innanzitutto perché secondo Battisti attuale vuole stare lontano dall’Italia.

E se quello Battisti del novecento sedici fosse stato condannato e impiccato senza negare le accuse contro di lui – ci si dice che gridava “treno italiana! Viva l’Italia” mentre moriva – il Battisti di oggi nega tutte le accuse: non ha ucciso il maresciallo degli agenti di custodia Antonio Santoro, né l’agente Andrea Campagna, neanche il macellaio Lino Sabbadin, e coll’uccisione di Pieluigi Torregiani non c’è niente da vedere.

Dopo un tour di nascondimento per la Francia, Messico e chissà più dove, Battisti è arrivato in Brasile, dove è stato arrestato in Copacabana a marzo 2007, proprio davanti al mare. E ecco che viene il 2008 con Battisti stelle dei giornale (quasi sempre con la stessa foto, vero...).

Il parere favorevole alla concessione dello status di rifugiato politico a Cesare Battisti ha 13 pagine e è stato scritto dal ministro dalla Giustizia, Tarso Genro. Il ministro considera che la domanda di estradizione fatta dall’Italia configura persecuzione politica e spiega perché sua decisione va d’accordo con la legge brasiliana e delle convenzione internazionale.

Genro ha sottolineato il documento italiano di domanda dell’estradizione nelle parte in cui Battisti è caratterizzato come qualcuno che ha agito “con la finalità di sovvertire l’ordine dello Stato” e di “sovvertire le istituzione e fare con che il proletariato prendesse il potere”. Questo sarebbe, secondo scrivere Genro, una conferma degli argomenti di Battisti e di sua difesa.

Lo Statuto dei Rifugiati in Brasile, regolamentato per una legge del 51, assicura l’asilo a tutti che abbiano timori di persecuzione fondati in motivi di razza, religione, nazionalità, gruppo sociale o opinione politiche e per ciò non hanno voglia di tornare al suo paese di origine.

Il fondamento della paura di Battisti è stato preso in considerazione per Genro che, per arrivare alla sua conclusione, ha fatto un'analise dei fattori oggettivi e soggettivi che fanno Battisti sentire la sua vita minacciata caso torni in Italia per compiere pena.

Dalla parte soggettiva, il ministro brasiliano da ragione a Battisti. Secondo lui l’Italia, nel periodo storico in cui Battisti ha commesso i crimini di che è accusato (anni ‘70 e ‘80) e in cui è stato condannato, ha impiegato con legittimità delle regole ordinarie e eccezionale contro i gruppi di azione diretta di sinistra.

Ma queste regole di eccezione hanno portato lo Stato italiano ad agire fuori anche delle norme della eccezione, con per esempio l’invenzione di nuovi delitti che hanno doppiato le infrazione esistente all’epoca – cosa che ha permesso l’arresto e carceramento di persone con base in semplici ipotesi. Nessun riferimento diretto è stato fatto alla partecipazione del governo italiano nella strategia della tensione, però il contesto è stato ricordato.

Quindi, Battisti che fu già stato stato considerato un perseguito politico in Francia e che vide ragioni politiche nella domanda di estradizione, ha, secondo Genro, ragione nel temere il ricevimento dello stesso trattamento vigente all’epoca dell’eccezione contro i gruppi simili a quel di cui faceva parte.

Dalla parte oggettiva, il ministro brasiliano dice che il contesto e le condizione in cui le accuse e il giudicamento di Battisti sono stati fatti sono motivi di dubbi, anche perché l’accusato, che si dici innocenti dei quattro omicidi, non ha avuto diritto ad un’ampia difesa. Inoltre, il ministro osserva che l’Italia non presenta accuse che impedono il Brasile di concedere lo status di rifugiato all’accusato.

Le manifestazione
Dopo la decisione di Genro, la stampa in Brasile si è fatta sentire. I giornale solitamente contrari alle posizione di sinistra del governo Lula hanno criticato Tarso Genro e parlato di posizionamento automatico alle idee di sinistra senza un’analise profonda del caso.

Ma anche personaggi associati alla sinistra brasiliana, come l’italo brasiliano Mino Carta, ha pubblicato un editoriale nel settimanale diretto da lui, Carta Capital, contrariando la decisione del governo e accusando Battisti e i gruppi brigatisti di essere stati nemici della consolidazione della democrazia in Italia.

Il sito internet del ministero della giustizia invece mantene in distacco una notizia col titolo “Cesare battisti: Quando il governo brasiliano è esempio di democrazia”. Il testo fa delle critiche ai grandi media brasiliani che vanno “d’accordo con la posizione del governo italiano che manifesta accentuato tono neocoloniale e eurocentrico”.

Fermato da intelletualli di riconosciuta importanza come l’architeto Oscar Niemeyer (responsabile della costruzione della città di Brasilia e della sede centrale dell’ONU a New York) e professore dell’Università più importante del Brasile, l’Università di São Paulo, il documento afferma anche che esiste “un processo di revanscismo politico in Italia” responsabile, tra alte, per fatti come l’elezione di Alemmano e di Fini, identificati col fascismo.

Anche illustri personaggi della comunità internazionale hanno manifestato suo appogio a Battisti, caso della scrittrice francese Fred Vargas e del colombiano, premio nobel di leterattura Gabriel Garcia Marques.

Così, Battisti che già aveva come avvocato Luis Eduardo Greenhalgh (che ha lavorato contro la torura e persecuzione politiche della ditatura brasiliana e, come Genro, è stato uno dei fondatoti del Partito dei Lavoratori, il PT di Lula) Battisti ha guadagnato l’apoggio di altri gradiosi della sinistra.

Adesso resta aspettare la decisione del Tribunale Supremo Federale del Brasile. Caso la decisione sia coincidente con quella del ministro Genro, l’Italia dovrà accettare la situazione o appellare di nuovo alla giustizia brasiliana, vicenda che difficilmente risulterà in una fine diversa del giudicamento della istanza suprema della giustizia del paese. La Corte Internazionale e il Parlamento Europeo non possono sovrapporsi alla decisione di un Stato sovrano, ma può, certamente disturbare la pace brasiliana.

Altre possibilità, assai improbabile ma in dibattito nella stampa, sono la rottura delle relazione diplomatiche per forzare il Brasile a venire d’accordo con la voglia italiana o persino una guerra – la cui porterebbe l’armata azzurra in Brasile per prendere a forza Cesare Battisti.

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